Le teste di Moro: due tesi sulle origini, vergine vendicativa o traditrice punita?

By | 16/06/2017

Ancora per pochi giorni è possibile  ammirare l’arazzo in gemme di sale a Zafferana Etna (Ct), sapientemente realizzato da alcuni volontari sotto l’attenta regia del direttore artistico Graziella Torrisi, in occasione della  8^ “Festa di Primavera”, organizzata dall’amministrazione comunale guidata dal sindaco Dott. Alfio Vincenzo Russo.

Soggetti del bellissimo arazzo sono le “teste di moro”. Sullo sfondo, due frammenti di ruota di carretto siciliano, in contrapposizione emisimmetrica, il moro in basso a destra e la  fanciulla in alto a sinistra.

Si tratta di una giovane donna che compie la vendetta o di una nobile regina che invece la subisce? Vergine o amante?

Ma quale è la leggenda che si cela dietro queste tradizionali “teste” siciliane  ormai entrate a far parte non solo della cultura tradizionale ma anche del design più moderno.

 

Due le ipotesi, entrambe terribilmente suggestive.

Secondo una prima ipotesi, intorno all’anno 1000, nel periodo d’oro della dominazione dei Mori in Sicilia, e precisamente nel quartiere arabo di Palermo, la cosiddetta Kalsa, una bellissima ragazza passava le giornate in tranquillità dedicando tutte le sue attenzioni alle amatissime piante del suo balcone.

Un giorno, attirato prima dalle meravigliose piante, poi dal suo aspetto incantevole e puro, un giovane Moro, inizio a corteggiarla, fino a quando la fanciulla, lusingata di una sì grande dimostrazione di passione e dedizione, accolse e ricambiò  il sentimento dell’ardito spasimante.

Ma il giovane Moro, che si era abbandonato alle più smielate profusioni amorose, nascondeva un grave segreto: moglie e figli lo aspettavano in Oriente, e lì doveva fare ritorno.

Alla giovane crollò il mondo addosso, la notizia la sconvolse così tanto che, spinta da un irrefrenabile voglia di vendetta, organizzò tutto nei minimi particolari per porre fine alla vita di colui che aveva approfittato della sua ingenua e giovane persona.

Sfruttando il momento di maggiore vulnerabilità, durante il sonno preceduto da una notte di passione, colse l’attimo propizio e lo colpì mortalmente.

Decise inoltre che il volto di quel giovane sarebbe dovuto rimanere al suo fianco per sempre, perciò senza tentennamento alcuno gli tagliò la testa creando con essa un oggetto simile ad un vaso e vi pose all’interno un germoglio di basilico. La scelta di piantarvi del basilico fu una scelta meditata. Infatti  come ella ben conosceva, quest odorosa pianta dal greco “Basilikos”, si accompagna da sempre ad un’aura di sacralità, era conosciuto infatti come erba dei sovrani. 

In questo modo, nonostante il terrificante atto compiuto, avrebbe potuto coltivare  il delirante amore per prendersi cura del suo adorato principe, per sempre..

Oggi infatti su ogni Testa di Moro che viene prodotta c’è  una corona, l’elemento sempre presente che ripropone la regale pianta che originariamente impreziosiva la testa del giovane Moro protagonista della triste vicenda.

Secondo un’altra versione invece, la fanciulla siciliana sarebbe stata invece di nobili origini, una nobildonna che visse un amore clandestino  con un giovane arabo, ma questo amore impossibile venne ben presto scoperto ed il disonorevole atto punito con la decapitazione di entrambi i giovani innamorati.

La vergogna di questo amore sarebbe stata quindi proclamata dall’affissione di entrambe le teste (tramutate per l’occasione in vasi) su di una balconata. Lo scempio, esaltato da queste teste poste alla mercé dei passanti, sarebbe stato in tal modo un monito  contro ogni altra possibile sconveniente passione. Per tale motivo le teste verrebbero realizzate in coppia, in ricordo ed in onore dei due innamorati assassinati.

Le leggende che spiegano l’origine delle preziose Teste di Moro, hanno nutrito negli anni la creatività degli artigiani prima palermitani poi di quelli del resto dell’isola le cui magistrali opere adornano oggi molte delle balconate siciliane.

 

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